Lavorare ai tempi del digitale: c’è chi scende, c’è chi sale!

14 Ottobre 2016
|| Categoria: Business

L’ingresso dell’automazione sistematica nell’ambito della produzione manifatturiera italiana sta rivoluzionando il mercato del lavoro e ha dato vita a nuove e specializzate figure professionali in grado di gestire e ottimizzare dall’alto le operazioni produttive svolte dalle macchine.

Basta già dare una rapidissima occhiata agli annunci di lavoro che circolano quotidianamente su LinkedIn per farsi un’idea di quelle che sono queste così richieste nuove figure professionali. Sicuramente molto gettonate, ma certamente ancora sconosciute ai più, tanto che spesso si sente il bisogno di chiedere a Google quali siano le mansioni svolte, ad esempio da un cyber security specialist. Ed ecco che in un batter d’occhio ci ritroviamo proiettati in un mondo che per alcuni potrà essere ancora troppo futuristico, ma che per i protagonisti di questa rivoluzione, quella dell’Industria 4.0, costituisce ormai un dato di fatto.

Aziende ad alto valore tecnologico popolate da designer engineer, data analyst, social media specialist e digital strategist, giusto per fare qualche esempio. Questo brevissimo elenco testimonia come si stia imponendo sul mercato del lavoro non solo la richiesta di professionisti che sappiano regolare i flussi lavorativi automatizzati, ma anche di figure che siano in grado di raccontare il workflow della propria azienda, coinvolgendo e suscitando curiosità e interesse nei potenziali clienti.

L’Industria 4.0, l’internet delle cose, i Big Data: tutti processi che hanno generato immediatamente la richiesta di competenze digitali a tutto tondo, a prescindere dal tipo di ruolo che poi sarà rivestito in azienda. Certo è che la rivoluzione più grande è stata quella data alla luce dai social media, che sono stati capaci di cambiare radicalmente il modo di comunicare e di influenzare le nostre opinioni, con la conseguente nascita e diffusione dei social media manager, dei community manager, dei digital writer.

Cambiano i tempi; cambiano i ritmi, ormai sempre più serrati; cambiano gli obiettivi: è diventato quasi obbligatorio per le aziende andare alla ricerca esclusiva di risorse umane in possesso di skills che vadano oltre la semplice conoscenza delle modalità di realizzazione di un prodotto. Anche perché, del resto, in buona parte delle aziende del settore manifatturiero italiano a realizzare materialmente il prodotto poi ci pensano dei robot, i quali hanno alleggerito vertiginosamente il processo produttivo, occupandosi delle mansioni più pesanti e meccaniche anche in maniera più efficace.

Recentemente è stata presentata al World Economic Forum la ricerca “The Future of the Jobs”, uno studio particolarmente dettagliato in merito ai cambiamenti in atto seguiti alla cosiddetta era dell’Industria 4.0: più di 2 milioni di posti di lavoro si creeranno nel giro di pochi anni e contemporaneamente ne scompariranno più di 7 milioni, con un saldo netto positivo di oltre 5 milioni di posti di lavoro da poter riempire.

Tuttavia, almeno in ambito italiano, non sembra che sia stata ancora effettivamente recepita la grande potenzialità rappresentata dal cambiamento: l’offerta accademica al momento non è in grado di formare figure digitali a 360 gradi. E soprattutto pare evidente che limitarsi a studiare non sia sufficiente per aspirare ad un lavoro in una delle aziende dell’Industria 4.0: occorre ulteriormente sapersi costruire una buona reputazione online, dal momento che in virtù di essa si potrà promuovere indirettamente anche l’ambiente lavorativo di cui si andrà a far parte.

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